Starbucks

Starbucks, il popolare “coffee shop” che spopola in America e ha ottimi risultati anche in alcuni paesi europei (UK in testa), ha deciso di non aprire locali in Italia, idea a lungo accarezzata ma, alla fine, accantonata dopo un’accorta indagine di marketing.

Io amo Starbucks, amo il locale, amo il loro caffè e amo la loro filosofia; ma sono il primo a dire (a malincuore) che hanno fatto bene!

Sono, però,  in parziale disaccordo con Andrea Signori che individua tre motivi per cui Starbucks ha fatto bene a non sbarcare in Italia:

  1. L’italiano è “romantico” e instaura un rapporto di fiducia col barista.
  2. L’italiano ama alte dosi di caffeina
  3. L’italiano non pagherebbe mai 2 euro per un “American Coffee”

Sono d’accordo col primo punto, l’italiano effettivamente col barista (e magari la cassiera) ci ride e scherza, chiacchera, ecc. creando un rapporto personale che non romperebbe per andare da Starbucks.

Meno d’accordo sono invece sul secondo punto, è vero che il caffé nostrano è bello concentrato, ma è anche vero che il caffé americano è molto più lungo quindi alla fine non credo ci siano grosse differenze. Semmai è l’amore verso un sapore della nostra tradizione, piuttosto che una questione di “dosi“.

Non sono invece d’accordo sul terzo punto. Da noi si paga quasi 1 euro per avere una tazzina con dentro un paio di centilitri di caffé, da Starbucks paghi 2 euro per avere qualche decilitro di caffè, quindi il rapporto quantità prezzo è sicuramente a favore di Starbucks. E’ la filosofia del long drink.

Il vero motivo per cui Starbucks fa bene a starsene lontano dal belpaese è essenzialmente la diversa filosofia del “locus” che ruota attorno al bar. A noi non interessa avere poltrone comode e Wi-Fi (molti in Italia non sanno neppure cosa sia il Wi-Fi), non ci interessa più di tanto l’atmosfera del locale (pensiamo, ad esempio, al fatto che da noi il Pub nel senso anglosassone del termine non si è mai affermato) ci interessano le persone, il mordi e fuggi.

Insomma, a mio avviso Starbucks è un luogo troppo “tecnologico“, troppo a stelle e strisce per essere apprezzato da noi. Ricordo che a New York la mattina da Starbucks trovavo studenti seduti col portatile intenti a navigare in internet, scrivere o, addirittura, studenti che si portavano i libri e studiavano. Un giorno ho persino visto una signora intenta in una videoconferenza, un’altra volta ancora due ragazze accanto a me tenevano un informale colloquio di lavoro.

Da Starbucks non ti cacciano, puoi stare seduto quanto vuoi anche a consumazione terminata. In Italia ti cacciano dai ristoranti appena arrivi a fine pasto, figuriamoci aprire Starbucks…l’Italiano apprezzerebbe davvero poltrone comode, connettività Wi-Fi (peraltro di difficile realizzazione pratica, date le nostre assurde leggi in materia) e la possibilità di lavorare anche da Starbucks? Ah già, dimenticavo, spesso l’italiano al bar ci va per scappare dal lavoro…