Solleticato dalla segnalazione della Fra riguardo il temporary shop di Fiat 500 e trovandomi sabato in quei paraggi, ho visitato la location e ne sono uscito con sensazioni contrastanti.

L’arredamento è molto ben curato e la 500 dipinta è davvero strepitosa, molto colorata, fantasiosa e di grande impatto. L’idea di offrire una connessione Wi-Fi gratuita fino a fine luglio, quando chiuderà il temporary store, è anch’essa davvero interessante.

Tuttavia un temporary shop dovrebbe puntare tutto sull’experience che fa vivere al consumatore, e in questo il Pop.Up store delude parecchio. C’è ben poco da fare una volta dentro lo store se non guardare le due auto, qualche gadget costoso e scendere nel seminterrato dove domina un grosso logo Fiat e un comodo divano bianco. E’ tutto passivo, insomma.

Sparsi nel negozio troviamo vari gadget legati alla 500 (dalla cassetta pronto soccorso alla penna a sfera, con design ispirato alla nuova 500), che di certo non ci fanno vivere nessuna esperienza, ma al massimo ci danno un sapore un po’ dolciastro di merchandising forzato (in fondo della nuova 500 non si può certo già parlare di mito o fenomeno di costume).

Va però detto che lo store è posto in una zona piena di vita notturna della Milano “da bere” (C.so Como), che sicuramente troverà più che sufficiente questo allestimento senza richiedere sofisticherie particolari. Si entra, si vede l’auto, si guarda qualche t-shirt e si è subito fuori.

Esco dallo store, quindi, combattuto perchè da un lato sono deluso, dall’altro penso che lo store possa andare bene per il target cui strizza l’occhio.

La domanda finale è quindi: se voglio rivolgermi ad un pubblico generalmente superficiale, devo anch’io esserlo o posso comunque pensare ad una strategia di marketing più complessa e coinvolgente?